Dio è morto, Marx è morto e il patriarcato sta morendo di noia: appunti sul cyberfemminismo

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, colgo l’occasione per parlarvi di Donna Haraway, cyberfemminista per eccellenza e guerrigliera postmoderna, attenta alle tematiche del corpo situato e autrice di una nuova visione del femminismo e della sua connotazione che si fa sempre più post-genere, in relazione alla sua connessione con le tematiche cyber in primis.

Del cyberfemminismo si dice soprattutto ciò che non è: non è un’ideologia ma è un browser, non è teoria né prassi, non è istituzione e non è politically correct.

Nonostante la difficile collocazione ontologica, del cyberfemminismo si può certamente dire che è postgenere e che parla di un corpo che si situa nel cyberspazio, nell’ottica di una rivalutazione dei confini e in primo luogo del confine tra maschile e femminile.

Per anni la pratica politica femminista si è opposta al patriarcato rivendicando il potere maschile, opponendo una politica uguale e contraria, fondata su una visione di genere statica e stagnante.

Per dissolvere il dualismo di genere Donna Haraway propone una politica che fa del cyborg un principio ispiratore, il filo di Arianna che conduce fuori dal labirinto dei soliti dualismi.

Non uomo o donna, piuttosto né uomo né donna. Il cyborg di Haraway si propone non di combattere il patriarcato fondato sul dualismo uomo donna ma di sdradicare alla radice tale dualismo, ricollocando il corpo, attraverso un linguaggio visionario, al di là di ogni categoria prestabilita, al di là di ogni pratica politica conosciuta.

Decostruire un immaginario malato per creare nuove categorie cognitive, dare alle donne una nuova visione di sè che sia cyberfemminista e critica, fuori dal simbolico femminile che non esiste più. L’identità cyberfemminista non si pone in antagonismo all’altro perché ditrugge l’altro, bombardando i confini culturali del genere.

Non c’è più femminile nel mondo post genere, né c’è maschile.

Al di la della teoria oggi, 25 novembre, dovremmo imparare a reinventare i nostri concetti culturali, a demolire le solide basi del patriarcato, a situarci in un nuovo sapere post genere.

Al di la della teoria oggi, solo in Italia, muoiono 100 donne all’anno vittime del femminicidio.

Prendo in prestito la definizione per negazione del cyberfemminismo per affermare, oggi più degli altri giorni, cosa non siamo.

Non siamo proprietà su cui esercitare un dominio.

Non siamo cose sulle quali imporre dogmi religiosi o culturali.

Non siamo vostre.

Non siamo carne da macello i cui corpi e genitali possono essere chirurgicamente manipolati a vostro piacimento.

Non siamo animali da addomesticare secondo dogmi religiosi che naturalmente non ci appartengono.

Noi siamo nostre e su questi corpi non vogliamo né Stato né Dio.

Consiglio link di approfondimento sull’argomento

 

http://www.decoder.it/archivio/cybcult/politico/haraw.htm

http://www.tmcrew.org/femm/cyberfemm/index.htm

http://www.obn.org/cfundef/100antitheses.html

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