Google Community : condividiamo interessi

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Per le persone online la vita sarà più felice, perché gli individui con i quali dovremo interagire più di frequente saranno selezionati in base a interessi e obiettivi comuni, anziché dal caso e dalla vicinanza .

J.C.R Lickinder 1964

La notizia sulla nascita dei communities di Google+ mi riempie di gioia. Questo per vari motivi.

Potrete dirmi che Google+ si rifà ai gruppi di Facebook e Linkedin: questo è molto vero ma è vero anche che, nonostante la possibilità di attivare la ricezione degli aggiornamenti, Facebook nasce come il social di chi si conosce già e Linkedin come un social network prettamente professionale.

Un ritorno agli albori dello spirito della rete quando i social media non avevano fatto ancora la loro apparizione, il web non tentava di zuckerbergizzarsi ed eravamo più o meno tutti felici e contenti a parlare di cose in comune dietro ai nostri nickname. Poi Facebook, un nuovo modo di connettersi con vecchi amici o, in tutta onestà, di impicciarsi dei fatti altrui. Non amo Facebook per moltissimi motivi: il primo è il problema del copyright dei contenuti, il secondo le impostazioni della privacy e il terzo è che per quanto tu possa avere amici meravigliosi, ti lascia chiuso nel giro di persone che già conosci. Google+ ci regala un nuovo modo di condividere, che poi nuovo non è, e siamo tutti molto ansiosi di condividere contenuti e opinioni su questo nuovo mezzo. Vi segnalo la community di Social Media marketing italiano creato da Riccardo Scandellari e vi aspetto su Google+.

C’è l’apocalisse e non sai cosa metterti? Usa Cloth

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Le app per fashionistas non sempre si rivelano utili: molto spesso diventano un puro strumento di marketing per le aziende che vogliono promuovere i propri cataloghi e spesso si rivelano puri strumenti pubblicitari.

Diverso è il caso di Cloth: un ‘app che si rivela di grande utilità e uno strumento efficace per organizzare il proprio guardaroba, catalogare  e condividere i propri outfit.

Un po’ perché tendiamo a indossare gli ultimi acquisti e un po’ perché non ragioniamo su tutti i probabili abbinamenti, un app che ci ricorda cosa abbiamo nell’armadio e come poterlo indossare ci aiuta a risparmiare tempo e denaro.

Puoi fotografare gli outfit, salvarli e, sempre perché non tutte hanno voglia di dire al mondo cosa indossano, tenere i tuoi appunti solo per te, chiusi al sicuro nella memoria del tuo telefono.

Qual’è l’utilità? Cloth ti suggerisce l’outfit a seconda del tempo: è connessa a wutherground dunque è weather sensitive e vi suggerisce l’outfit giusto per la temperatura del giorno. Tra le opzioni per occasione d’uso manca ancora la categoria apocalisse, inviteremo i genitori di Cloth a rimediare. Solo per iphone.

Seo: una buona scrittura e l’utilizzo dei sinonimi

Di brutti periodi ne viviamo già troppi, su quelli che scriviamo dovremmo impegnarci di più. 

Quali sono le regole per scrivere un testo SEO oriented senza farsi insultare dai pochi amanti della lingua scritta ancora rimasti in vita?

Se dovessi stilare un decalogo del SEO, il primissimo comandamento sarebbe il seguente: mantenere alta la qualità dei contenuti.

A questo proposito dovremmo chiarire che cosa intendiamo come contenuto di qualità: deve essere attinente al sito, l’informazione in esso presentata deve essere esatta e utile e, last but not least, che sia ben scritto.

La grammatica muore un po’ alla volta ogni giorno ma la questione, in questo caso, non è prettamente estetica. La buona scrittura implica una scorrevolezza del testo, una sua migliore leggibilità: se vogliamo che i nostri contenuti vengano letti e compresi devono essere leggibili.

Salvare la lingua dall’agonia non è in contrasto con le tecniche di un buon SEO.

Introduco quest’argomento perché Matt Cutts, in un recente video ha risposto a una domanda ricorrente che è la seguente: posso usare sinonimi e se sì Google li identifica come keywords dallo stesso significato oppure no.

Un po’ mi sconvolge pensare che Google abbia un Synonymous group impegnato a decidere se e quando due cose indicano più o meno la stessa cosa. Me li immagino a struggersi in eterne lotte tra significanti e significato con il loro occhiali tartarugati e le maglie a collo altro mentre gli altri, felici, giocano a tennis nel parco giochi di Google.

Divagazioni personali a parte, i sinonimi sono intesi come tali da Google per cui quando pensiamo a Google pensiamolo simile a un interlocutore umano: Google ci ascolta, ci comprende e ci insulta se ripetiamo troppo volte nello stesso testo la stessa parola come a dirci: “ehi baby, non sono idiota e tu stai andando in over optimization”.

Detto questo i consigli di Matt Cutts sono i consigli che chiunque darebbe a prescindere dal SEO: rileggi il tuo testo ad alta voce, va bene inserire sinonimi quando l’occasione lo richiede e se sono funzionali, al contrario troppe ripetizioni sono ridicole e possono rendere il testo spammy. Vi saluto e vi lascio al video. A presto!